Strada Facendo

“Reddito di cittadinanza? Si ma per i poliziotti che servono per fermare gli assassini al volante”

Invece di destinare risorse per i nulla facenti perché non si mettono le forze dell’ordine in grado di operare con personale e mezzi adeguati? A chiederselo, interpretando probabilmente il pensiero di milioni di italiani, è il vicepresidente di Conftrasporto e Confcommercio Paolo Uggè, all’indomani di un inizio d’anno da incubo sulle strade, con  sei persone uccise e undici feriti  a Lutago, in Valle Aurina. in provincia di Bolzano,  (dove un’ un’auto guidata da un operaio di 27 anni ubriaco ha centrato a grande velocità un gruppo di giovani turisti tedeschi)  e due donne travolte e uccise a Senigallia da un automobilista, anche in questo caso “imbottito” d’alcol ubriaco. “Purtroppo in questi ultimi tempi dobbiamo registrare un significativo incremento dei morti sulle strade, in particolar modo dei pedoni e come spesso succede le analisi e i “pezzi” a commento si sprecano senza però che qualcuno abbia il coraggio di prendere il “toro per le corna” avanzando proposte su come affrontare questi fatti incresciosi”, ha affermato Paolo Uggè, puntando l’indice accusatore contro gli “opinionisti che si dilungano a esaminare fenomeni sociali ma  senza che nessuno approfondisca la realtà evidente” E cioè che “manca la competenza. Le norme, i controlli e le condizioni delle strade sono le principali cause, alle quali si aggiunge sempre la fatalità”, ha proseguito Paolo Uggè. “Escludendo l’imprevedibile, domandiamoci come mai alcune norme non vengono invece approvate rapidamente da una classe politica impreparata e impegnata ad affrontare temi più inerenti a questioni che poco hanno a che fare con la vita della gente. Invece di destinare risorse per i nulla facenti perché non si mettono le forze dell’ordine in grado di operare con personale e mezzi adeguati?”. Una richiesta (che ognuno potrà eventualmente “sostenere”lasciando un commento nello spazio qui sotto) seguita da altre affermazioni destinate a far riflettere sull’operato di alcuni esponenti politici: “Qualche settimana fa è stato emanato un provvedimento sui monopattini elettrici molto controverso: non è difficile prevedere l’incremento dell’incidentalità. Ai troppi ciclisti che percorrono i marciapiedi delle città o le strade senza alcun riguardo per le norme si aggiungeranno questi nuovi soggetti. C’è da inorridire per l’ assenza di responsabilità di chi consente questi fatti. La soluzione? Meno norme inutili (o utili a qualcuno). Si rimane basiti di fronte alle inadeguate dichiarazioni rilasciate ogni volta da chi dovrebbe fare e invece non fa. È possibile rendere obbligatorio il sistema che impedisca la messa in moto di un veicolo a motore se il conducente si accinge a mettersi alla guida in stato di ebrezza? Si! Perché non si interviene ma si preferisce legiferare sui monopattini? Perché non si delega alle officine private il compito di revisionare gli automezzi pesanti che così sono costretti a circolare senza revisione? Perché non si inserisce il principio, peraltro in uso in altri Paesi, della tolleranza zero? Chi beve non guida. Perché non si interviene evitando che mezzi con portate a 108 tonnellate continuino a dissestare manufatti e fondo stradale e si affrontano dei temi delicati con la demagogia emettendo sentenze prima che lo faccia la magistratura solo per ottenere non giustizia ma qualche consenso in più? Piacerebbe un confronto pubblico tra rappresentanti del governo e, perché no, delle forze politiche, con esperti e conoscitori di questi principi fondamentali. Certe questioni di natura tecnica non possono essere affrontate con demagogia e ignoranza. Quando la nostra classe politica e i commentatori, anziché perdersi in disamine filosofico-sociali che durano solo per pochi giorni,  inizieranno a comprendere la necessità di un coordinamento per la mobilità, istituendo una consulta o un dipartimento che ponga al centro del suo operare la sicurezza e le misure sulla mobilità che oggi, talvolta, viene anche gestita a livello locale? La mobilità è un sistema complesso che deve essere affrontato con la necessaria conoscenza. Ma soprattutto, infine, perché non si sensibilizza l’opinione pubblica  che per affrontare argomenti tecnici sia richiesta la conoscenza e non solo l’appartenenza politica?”.

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