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Venezia riparte dal mare, presentato il Piano operativo del porto: nuovi terminal in arrivo

“Venezia non può vivere solo di turismo, ma ha bisogno delle attività ricomprese nell’ambito portuale, che anzi rappresentano un’efficace risposta alla monocultura turistica, così come dello sviluppo di altre attività economiche quali l’artigianato, il commercio e l’industria”. Lo scrive l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale, che comprende i porti di Venezia e Chioggia, nel Piano Operativo Triennale (Pot) 2018-2020 che prevede investimenti per 440 milioni di euro. L’obiettivo è quello di “promuovere lo sviluppo sostenibile del porto sotto l’aspetto economico, sociale, ambientale e culturale”.

Nel Pot si parla di ambizioni “di livello”, di “creare nuove attività o rinnovare quelle esistenti, per offrire un’occupazione ad alto valore aggiunto (good job), adeguata alla domanda del contesto, sviluppando quindi sia la componente operativa che quella direttiva. In tal senso appare quanto mai strategica anche la realizzazione di network strutturati con università, centri di ricerca e sistemi di impresa locali, per lo sviluppo di professionalità high skilled”. Il piano prevede la realizzazione del nuovo terminal crociere, in zona Marghera. “L’intervento”, si legge nel Pot (clicca qui), “in linea con quanto avvenuto nei principali porti europei, vedrà l’insediamento della funzione crocieristica in zone portuali non più idonee ad attività industriali/commerciali, anche perché ormai troppo prossime alla città. Tale intervento ridisegna la connessione porto-città, dove la nuova area crociere consente il doveroso recupero urbano postindustriale e la fruizione di ambiti portuali anche per servizi o spazi pubblici di interesse per i cittadini”. Sul fronte merci, il Pot prevede la costruzione del nuovo terminal container di Montesyndial. Una scelta “motivata dalla costante crescita dei traffici container del Porto di Venezia registratasi negli ultimi anni (83,9% crescita TEU negli ultimi 10 anni), dalla previsione di crescita al 2030 (individuata dal PSNLP pari a 4,7% annuo per i porti del Nord Adriatico)”. Il nuovo terminal container, “dotato di un’accessibilità stradale e ferroviaria ad hoc, ha un’estensione (1.400 m di banchina, c.a. 83 ha) tale da consentire lo sviluppo del traffico container ed è in grado di garantire anche l’insediamento, nel retro banchina, di funzioni logistiche (attività economica introdotta dalla recente legge di riforma portuale) e di trasformazione leggera nelle aree limitrofe. Infatti rispetto alle forme che hanno gli attuali terminal container del Porto di Venezia, Montesyndial consentirà di disegnare un terminal efficiente grazie alle sue corrette proporzioni tra lunghezza di banchina e piazzali disponibili.

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