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Biodiesel dalle alghe, i problemi nascono per colpa del freddo

Potrebbe essere il carburante del futuro, il biodiesel. E in momenti di crisi con Paesi tradizionalmente detentori dei pozzi, come la Libia, il discorso di trovare un’alternativa ai prodotti petroliferi diventa ancora più di attualità. Abbiamo già spiegato come potrebbe essere particolarmente conveniente ottenere biodiesel dalle alghe. L’utilizzo delle alghe ha diversi vantaggi: sono economiche e provocano emissioni più pulite e a basso contenuto di zolfo. Le tipologie di alghe utilizzabili e le tecnologie per coltivarle e nutrirle sono le più diverse. Le alghe crescono più rapidamente e sono più economiche da produrre rispetto al mais. Crescono in acqua, eliminando la necessità di vaste aree di terreni ricchi di nutrienti. Insieme con l’anidride carbonica, hanno bisogno di luce solare per produrre energia attraverso la fotosintesi, eliminando così l’utilizzo supplementare di fertilizzanti o insetticidi necessari per il mais. Pertanto, il combustibile prodotto non solo pulisce le acque reflue, ma inquina anche meno dei carburanti standard. Molte università, istituti di ricerca e persino i colossi petroliferi stanno infatti cercando di creare la tecnologia più adatta e meno costosa. Ora però i ricercatori del Rochester Institute of Technology hanno scoperto un problema di non poco conto con l’utilizzo del biodiesel. Il professore associato di scienze biologiche presso RIT, Jeff Loggia, ha spiegato come il freddo potrebbe essere un problema. I motori, in soldoni, non funzionano se le temperature scendono verso il basso. “L’unico grande svantaggio è che il biodiesel si gela a una temperatura più elevata. Non importa che tipo di gasolio si possiede, se diventa troppo freddo, il motore non parte”. “L’università di San Paolo del Brasile – si legge sul portale urbanocreativo.it – ha invece elaborato un progetto di produzione di biocarburante da alghe nutrite con gli scarti della canna da zucchero ed etanolo, altamente tossici, ma estremamente nutritivi per certi microorganismi. Questi scarti serviranno appunto per dare nutrimento a una specie di microalga ricchissima di molecole di grassi trasformabili in combustibile biologico. Anche in Italia qualcosa si muove in questa direzione. Tra i progetti più promettenti quello avviato da Confindustria e l’Unione produttori di biodiesel (Upb). Il progetto di ricerca si chiama “Mambo” e ha come obiettivo quello di verificare quale sia la tipologia di alga capace di dare i risultati migliori sia a livello di qualità del prodotto che di costi”.

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