Strada Facendo

Adriano Ragazzo, l’invincibile vichingo che guida i tir anche con la schiena spezzata

Vichingo dei tirSpezzarsi la schiena dalla fatica, dal lavoro. Per moltissimi, fortunatamente, è solo un modo di dire. Per Adriano Ragazzo, camionista da 40 anni, è stata una dura realtà. Messa a durissima prova dal lavoro di muratore prima (costruendo, tra l’altro, con le proprie mani anche la casa dove abita) e di camionista poi, la sua colonna vertebrale ha fatto crack. Da non credersi, considerato il fisico da lottatore di wrestling che sottopone ancora oggi a sforzi impensabili per un comune mortale, caricando e scaricando il suo tir; da essere obbligati a credere quando questo bestione dalla faccia da vichingo, con i lunghi capelli biondo cenere, barba e baffoni che incorniciano gli occhi azzurri e un volto da persona buona come il pane, mostra sorridendo le radiografie. Una vecchia lastra con al centro, nitidissima, una vera e propria impalcatura di ferro nella colonna vertebrale. Una verità che sei costretto ad accettare quando nella sala della casa che si è costruito nel dopolavoro, ti racconta con aria disarmante che se una di quelle viti che blocca le placche di metallo dovesse rompersi, lui dovrebbe scendere per sempre dalla cabina di guida per mettersi “al volante” di una sedia a rotelle. Paralizzato. In pratica un iron side dell’autotrasporto. Condanna durissima per chiunque, figuriamoci per uno che della propria forza ha fatto una corazza, anche per proteggere un animo molto più sensibile di quanto voglia far trapelare; di uno per cui spostarsi e spostare la merce, è la vita. Da 40 anni, eccettuata una lunghissima parentesi, di quasi quattro anni, durante i quali, dopo l’intervento chirurgico, ha dovuto restare fermo, prima di poter ripartire, andando contro il parere dei medici. Adriano Ragazzo, di nome e di fatto, è uno dei protagonisti della trasmissione Inarrestabili, “guidata” dall’ex iena Marco Berry. Un format coprodotto da Fai Service, la più importante società di servizi agli autotrasportatori d’Italia, che si è posto l’obiettivo di raccontare la vita di migliaia di lavoratori del settore vivendo una giornata di lavoro con loro, al loro fianco. Raccontando uomini e mezzi, l’aspetto umano e quello professionale, miscelando gli ostacoli che un lavoro duro come pochi mette ogni giorno sul percorso di un camionista e quelli che invece uno trasporta nel rimorchio della propria anima, frutto di emozioni, dispiaceri, sofferenze. Come quelli, non solo fisici, che ha dovuto affrontare Adriano Ragazzo, ogni giorno, al volante del suo tir con disegnato sulla fiancata un leone di Venezia. Ma con una spada al posto del vangelo, quasi a simboleggiare che la vita sulla strada è ogni giorno una battaglia, da combattere, da vincere. Tutti i giorni anche se sai che, prima ancora di aver iniziato a lavorare, devi tirar fuori soldi per lavorare; anche se sai che la metà del tuo lavoro se ne andrà in gasolio; anche se sai che probabilmente ti arriverà una multa da 250 euro per una manciata di minuti nei quali hai guidato quando avresti dovuto invece fermarti. E questo non perché sei uno che se ne frega delle regole, ma perché quando la lettera P che ha cominciato a lampeggiare sul cruscotto per avvisarti che ormai stai guidato da quasi 4 ore e mezzo e che hai solo 15 minuti per trovare un’area di sosta dove fermati per il riposo previsto dalla legge, hai trovato la coda; perché a Piacenza, dove stai viaggiando con Marco Berry al tuo fianco, stanno asfaltando la strada. Una battaglia da combattere e vincere anche con una schiena che, nonostante sia circondata da una montagna di muscoli, ti ha tradito, che è finita tutta imbullonata; anche con un dispiacere che è nato e cresciuto fra le mura di casa e hai sempre tenuto celato nel tuo cuore e chissà perché, oggi riesci a raccontare a uno che è stato una “iena”; anche se è difficile cadere e rialzarsi ogni volta in un Paese dove, pur lavorando una vita come un matto, alla fine ti ritrovi a dover ipotecare la casa che ti sei costruito, perchè lo Stato ti mette in condizioni di lavorare in perdita…  Per vincere simili battaglie serve solo uno come il vichingo dei tir, uno che si spezza la schiena dal lavoro ma che non si piega, uno che non ha nessun cedimento anche se la sua schiena è completamente a pezzi. Uno che nessun ostacolo sembra poter fermare. Un simbolo dell’Italia che va sempre avanti, usando come carburante la fatica e l’onestà. Anche se dietro a quell’aspetto e a quell’atteggiamento di camionista rude e invincibile si nascondono paure e sofferenze. Che il camionista vichingo, uno che Inarrestabile lo è per davvero, forse non mostra solo perché non se lo può permettere…

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