Strada Facendo

Uggé: “Autostrade del mare e porti, in Italia è quasi tutto da rifare”

“Da anni parliamo dell’Italia come della piattaforma logistica capace di essere il vero link tra Europa del Nord e Mediterraneo. Per questo aspettiamo una legge di riforma dei porti e se a essa riuscissimo ad accompagnare anche quella degli interporti avremmo definito un giusto ancoraggio del Paese ai flussi internazionali. Nell’ultima legislatura abbiamo deciso di non presentare emendamenti alla legge di riforma dei porti, approvata all’unanimità dalla Commissione competente del Senato, pur di vederla rapidamente approvata, così, purtroppo, non è stato. Confcommercio la sostiene ancora perché non possiamo perdere altro tempo”. Con queste parole, intervenendo al convegno “Trasporti al passo, economia ferma” organizzato da Confcommercio nella propria sede nazionale di piazza Gioacchino Belli a Roma, il vicepresidente dell’associazione Paolo Uggè ha ribadito l’assoluta importanza delle “autostrade del mare” per lo sviluppo economico dell’Italia.“Il sistema portuale italiano oggi ha normative inadeguate lontano dall’efficienza economica che ci viene chiesta dal mercato dei servizi per essere competitiva”, ha aggiunto Uggè, “in Italia sono istituite 24 Autorità portuali, che forse potrebbero essere accorpate dando maggiore importanza all’individuazione di fronti portuali definiti in relazione anche ai ruoli che i sistemi portuali devono esercitare. Individuiamo alcuni porti di accoglienza e lavoriamo su questi. Evitiamo che significative risorse pubbliche vengano destinate a realizzare singoli interventi “faraonici” al di fuori di qualsiasi quadro organico di sistema. Il riferimento alla piattaforma offshore nell’alto Adriatico è puramente voluto”. Il vicepresidente di Confcommercio ha anche sottolineato come occorra agire “sul sistema doganale che opera con tempi biblici rispetto a quello di porti come Rotterdam, Amburgo o Amsterdam: lo sportello unico doganale resta ancora un esperimento e nel frattempo gli operatori preferiscono far arrivare le merci al nord per poi farle rientrare in Italia. Un occhio attento, infine,  bisognerebbe anche lanciarlo alla frenetica attività dei porti del Nord Africa nel loro processo evolutivo”.

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