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Ponte sullo Stretto, Tajani e Ciucci: “Possibile finanziamento europeo”

Per il Ponte sullo Stretto è possibile ottenere fondi dall’Europa. È questo il pensiero di Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea e Commissario dell’Unione Europea ai Trasporti, e di Pietro Ciucci, presidente dell’Anas e amministratore delegato della società Stretto di Messina. Come riporta il sito ufficiale dell’Anas (www.stradeanas.it), Pietro Ciucci ha sottolineato alla Conferenza del Traffico e della Circolazione dell’Aci come l’obiettivo della società che gestisce la realizzazione del Ponte sullo Stretto sia quello di ottenere il massimo risultato possibile riguardo i finanziamenti della Commissione Europea per il periodo 2013-2020. “Il piano finanziario del Ponte”, ha detto Ciucci, “che abbiamo fatto in via prudenziale, non tiene conto di finanziamenti comunitari, ma è nostra intenzione presentare la richiesta per il periodo 2013-2020. La Commissione Europea finanzia fino al 20 per cento dei grandi progetti, il nostro obiettivo è di ottenere il massimo possibile”.
Nel corso del suo intervento, Ciucci ha inoltre ricordato che l’investimento complessivo per il ponte è di circa sei miliardi di euro, due dei quali destinati a opere a terra (collegamenti stradali e ferroviari) e circa 100 milioni al monitoraggio degli impatti ambientali. Infine, il presidente dell’Anas ha precisato che l’obiettivo è quello di iniziare i lavori il 23 dicembre 2009, e concluderli nel gennaio del 2017.
Sull’argomento del Ponte sullo Stretto si è soffermato, sempre nel corso della Conferenza Aci a Riva del Garda, anche Antonio Tajani: “L’ultimo governo”, ha affermato il vice presidente della Commissione Europea e Commissario dell’Unione Europea ai Trasporti, “ha escluso il progetto del Ponte sullo Stretto dai progetti prioritari della Commissione Europea quando si dovevano decidere gli investimenti per il 2007- 2013. Nulla toglie, tuttavia, che nelle prospettive finanziarie 2013-2020 l’Italia possa inserire il progetto del Ponte sullo Stretto. Ci sono i fondi e ci sono i bandi annuali ai quali l’Italia si può appoggiare quanto meno per mettere una bandiera di presenza”.

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