Camionista lavoro duro? Chi fa un mestiere normale e l’ha “provato” è crollato in due giorni

Quanto può essere duro il lavoro di un camionista? E quanto può apparire “insostenibile” a una “persona normale”, fra giorni e notti che finiscono col confondersi scanditi da orari di guida e riposo obbligatori che mandano in tilt i bioritmi, i tempi di consegna che fanno viaggiare a palla  l’ansia di non riuscire ad arrivare magari puntuali a prendere il traghetto, o, ancora, i pasti consumati in pochi minuti in un’area di sosta, l’ igiene personale affidata ai bagni degli autogrill, le notti in cuccetta trascorse con un orecchio sempre “sveglio” per scoprire se stanno arrivando dei malintenzionati o, magari, per paura di ascoltare il silenzio del frigorifero che non raffredda più…? A una giornalista del settimanale 7 del Corriere della Sera, Irene Soave, “inviata speciale” per due giorni su un camion di prosciutti in giro per l’Europa, sono bastate 48 ore per “non vedere l’ora di arrivare alla meta, perché sinceramente”, ha confessato, “non ne posso più”. Letteralmente sfiancata dopo appena due giorni raccontati in un vero e proprio diario di viaggio che andrebbe caldamente consigliato, come lettura,  per esempio a chi non ha mai voluto riconoscere a quello del camionista il titolo di mestiere usurante. Provare, per credere, a leggere (cliccate qui) il resoconto delle 48 ore (e dei 1500 chilometri) percorsi da Como a Portsmouth dalla cronista a fianco di Ioan, autista della Transilvania, e con nel rimorchio “ 2,6 tonnellate di prosciutto, cioè 27 bancali, 1.646 scatole, 28mila vaschette, 140mila fette”…

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4 risposte a “Camionista lavoro duro? Chi fa un mestiere normale e l’ha “provato” è crollato in due giorni

  1. Nell’articolo della signora Soave leggo che “viaggia così, secondo l’Aci, il 91% per cento delle merci che circolano in Italia e il 73% in Europa. Compreso quasi tutto quel che mangiamo…”. Quindi l’Italia rispetto alla media europea utilizza molto di più i tir?

  2. A me il passo che ha colpito di piùè questo….” Daniel compie gli anni e ci offre un croissant, ma il suo umore non è alle stelle. Ha una moglie e una bambina che non vede mai, tornate in Romania. Il padre era un autotrasportatore ed è morto di infarto a 56 anni, come quasi tutti noi. Il fratello Dominic ne aveva 21 quando, una sera di sei anni fa, si stava ritirando nel camion per dormire. Uno gli si è avvicinato chiedendogli spiccioli. Lui gli ha dato la sua cena, «e quando si è girato quello gli ha piantato un coltello nella schiena». Succede spesso? Succede, spiega Ioan…”. C’è la sintesi di tutto quanto di durissimo da affrontare ogni santo giorno c’è nella vita degli autotrasportatori….

  3. A me la cosa che ha colpito di più dell’articolo è stato il riferimento alla guardia giurata del parcheggio, ” Un tipo mite” che, scrive la giornalista, “propone “di sparare ai negri che arrivano in barca, tanto non è che nella giungla li reclamano” e “dargli i lavori forzati, altro che l’iPhone”. Qualcuno (in qualche procura della Repubblica???) si è preso la briga di farsi dare dalla giornalista qualche indicazione per andare a fare due chiacchiere con questo “signore”? Come guardia giurata dovrebbe girare armato…. Forse meglio togliergli la pistola vista l”equilibrio” dei suoi ragionamenti?

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