In Monolith l’auto supersicura è una trappola mortale. Ma il film è così lontano dalla realtà?

L’auto supertecnologica, supersicura, supertutto che imprigiona un bambino e diventa una trappola mortale. Si intitola Monolith il film di Ivan Silvestrini che porta sul grande schermo i pericoli dell’hi-tech. Le auto del futuro saranno sempre più connesse, più tecnologiche, più all’avanguardia. Ma fino a dove ci si può spingere? Quando la sicurezza diventa pericolo?

Monolith è un’auto supersicura, praticamente inaccessibile, gestita da un software chiamato Lilith, che garantisce prestazioni e servizi incredibili. L’auto, guidata da una ex popstar di nome Sandra (interpretata dall’attrice statunitense Katrina Bowden), investe un cervo in mezzo al deserto. A bordo c’è anche il figlio. Mentre la donna scende a controllare i danni, l’auto supersicura si chiude imprigionando il bambino. A quel punto Sandra deve cercare di salvare la propria pelle e di liberare il figlio da quella che è diventata una vera e propria trappola mortale. È un film. Ma la realtà quanto è lontana?

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