23 gen
Massimo Ghini diventa camionista nella fiction sulle morti bianche
È una fiction che farà sicuramente discutere nel mondo dell’autotrasporto (e più in generale del lavoro) quella in programma domenica 24 e lunedì 25 gennaio su Raiuno dal titolo “Gli ultimi del paradiso”, miniserie firmata da Luciano Manuzzi che affronta temi drammatici quali le morti bianche, il lavoro nero, il precariato. E proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi caldissimi, per denunciare il mancato rispetto delle norme di sicurezza, la Rai ha scelto infatti ancora una volta il mondo dell’autotrasporto, i camionisti. E un camionista nella fiction tv diventa l’attore Massimo Ghini, che con la moglie (interpretata da Elena Sofia Ricci) s’è costruito un piccolo benessere economico, ma che, dopo l’incidente sul lavoro che ha colpito un suo collega, viene travolto da problemi d’ogni genere, fino a perdere il posto e a rinascere, infine, come piccolo imprenditore. “È una storia molto particolare”, ha commentato l’attore protagonista in un’intervista pubblicata dal quotidiano Il Giornale diretto da Vittorio Feltri, “Il mio personaggio, infatti, all’inizio è un lavoratore: e, dunque, si trova ad affrontare le morti bianche in prima persona. Poi, una volta divenuto imprenditore, passa dall’altra parte della barricata: vivrà sulla sua pelle le contraddizioni insite in questo tipo di responsabilità”. I due diversi punti di vista, fa notare l’attore, “aiuteranno lo spettatore ad analizzare meglio il problema”. La miniserie è ambientata a Trieste e nel cast figurano anche Ninetto Davoli, Francesco Salvi, Thomas Trabacchi e Giuseppe Zeno.


dove mangiano gli autisti, ottima cucina e prezzi bassi
Avvocato Alborghetti buongiorno. Posso chiederle se esiste una qualsiasi forma di tutela che un cittadino onesto, che assicura regolarmente la propria auto, può attuare per difendersi dal mare di delinquenti che oggigiorno guidano auto senza polizza, senza copertura?
23 gennaio 2010 alle 18:51
In effetti è aberrante che quando si parla di incidenti sul lavoro si debba puntare in qualche modo sempre il dito sui camionisti. Spero che la storia sia reale, perché i problemi nella categoria ci sono, ma ci sono maggiormente in altri settori.
23 gennaio 2010 alle 18:52
Guarda che se come penso si vuole mettere in evidenza i problemi dei padroncini che collaborano con le imprese stutturate senza garanzie di sicurezza, allora il problema esiste ed è un bene che si faccia una fiction su questo.
23 gennaio 2010 alle 18:53
Se, come penso, si vogliono mettere in evidenza i problemi dei padroncini che collaborano con le imprese stutturate senza garanzie di sicurezza, allora il problema esiste. Ed è bene che vada in televisione.
23 gennaio 2010 alle 22:45
Speriamo che non sia uno di quei prodotti televisivi che contribuiscono a far si che un’erba diventi un fascio…
23 gennaio 2010 alle 22:48
Chi tira coca, o beve 20 tazze di caffè, o consuma altre sostanze, fra cui anche lattine e lattine di bevande pubblicizzate (il pagamento degli spazi pubblicitari “ripulisce” ogni cosa) è solo una minuscola parte di una categoria di bravi, puliti, onesti lavoratori…
23 gennaio 2010 alle 22:51
Il peccato originale è sempre a monte. Caro Governo, caro signor Berlusconi – il Governo oggi è lei – perché non pensate a colpire i “moventi” e non i “poveri” – anche se altrettanto colpevoli – esecutori?
23 gennaio 2010 alle 22:53
Ho moglie, due figli, un mutuo da pagare. Al datore di lavoro che mi chiede di guidare qualche ore in più di quanto dovrei cosa devo rispondere? Che ci penseranno i signori Fini, Casini, La Russa, Gasparri, o addirittura Berlusconi o Napolitano?
24 gennaio 2010 alle 11:52
Perché si vuole sempre spostare l’attenzione su politici e governi specifici? Anche perché questi problemi sono sempre esistiti e lo scenario non è mai cambiato con il cambiare di un governo. In ogni caso, sul contenuto della fiction, è certamente interessante il tema del passaggio da dipendente a imprenditore. C’è un’anomalia grave da considerare al riguardo: in Italia ci sono moltissimi imprenditori definibili “dipendenti a fattura”. Per il sistema delle regole si è imprenditori. Nel mondo reale, pur da indipendenti, si è assoggettati a regole di mercato ed esigenze che, giuste o sbagliate che siano, mettono in secondo piano, se non annullano, il fatto di esserlo. Con un sistema di regole coerenti e controlli adeguati si può tentare di far cambiare il sistema. Ma poi arriva il dramma: fintanto che controllano gli “altri” va benissimo”, se iniziano a controllare anche “me” allora non va più bene nulla. Contro questo modo di agire e pensare, un “governo”, di qualunque lato politico esso appartenga, cosa può fare? Meno ipocrisia gente, meno ipocrisia…
25 gennaio 2010 alle 01:30
Un pregio: finalmente il grande pubblico cominciera’ a capire il 10-20 per cento delle problematiche legate al mondo dell’autotrasporto merci. È gia’ un passo in avanti visto che, nonostante gli sforzi fatti dalla nostra associazione di categoria (Fai ) in questi ultimi anni per comunicare con il resto del mondo, nessuno dei media nazionali ci ha degnato d’attenzione se non nei momenti dei fermi.
Un difetto (uno per tutti): manca il grande tema della corresponsabilita’ della filiera. Il titolare della ditta di autotrasporto risulta uno scellerato che si diverte a mandare al massacro i propri collaboratori. Così non va bene. Un’altra grossa lacuna e’ poi costituita dal fattoche chi ha curato la fiction non conosce nulla della legge sull’autotrasporto voluta dagli autotrasportatori e basata su principi di sicurezza sociale. Aspettiamo la seconda parte e speriamo che da questa fiction si aprano discussioni costruttive e non vada tutto nel dimenticatoio.
25 gennaio 2010 alle 01:40
Sono la figlia di un padroncino che dopo aver visto la fiction “Gli ultimi del paradiso” andata in onda domenica sera su Rai mi ha chiesto di scrivervi per porvi alcune domande. Perché anziché i tubi da scaricare non vi fate mostrare da mio padre come si scaricano i coils di piu’ di una nota industria nazionale per cui lavora? Cosa dovrebbe fare? Rifiutarsi? E chi manda avanti la famiglia? Questo in tv non si dice e paradossalmente si scaricano le colpe sul titolare dell’azienda di autotrasporto, la ruota piu’ debole del sistema. Complimenti.
25 gennaio 2010 alle 11:15
Ma allora visto che per mandare avanti una famiglia occorrono gli “euro” bisogna subire e tacere? Non si vogliono i controlli? Sono sempre gli altri che devono fare il primo passo e denunciare che non si comporta in modo conforme? Perché la “figlia di Giuseppe” non si dichiara disposta a dire come si fa “a farsi mostrare” come si scaricano i coils a cui si riferisce?
25 gennaio 2010 alle 14:13
Fiction che ha come regista occulto il signor Santoro. Così come allora dobbiamo dire che al di là della solita criminalizzazione generica quanto mostra il film è verosimile, anche se non corrisponde a tutto il mondo del trasporto. Mi pare si tenti di criminalizzare il “padrone” e di mostrare che le vittime sono i conducenti. Anche se sappiamo che non è sempre così, è comunque un passo avanti. Sarebbe bello che si aprisse un dibattito sulle cause e anche di cosa c’è dietro la vetrina del mondo del trasporto. Scommettiamo che non ci sarà nessuno? A parte errori su quello che è il nostro mondo perché non si dice che i tanto esaltati controlli non esistono e quei pochi che si effettuano non coinvolgono mai i “mandanti” eppure le legge esiste. Perché non si dà notizia di quanti controlli sono stati effettuati alla committenza che è responsabile con le imprese di autotrasporto? Vedremo se siamo alla solita strumentalizzazione di una categoria che ha delle colpe ma che dovrebbe essere aiutata a crescere e non con i soldi ma con le regole che devono essere applicate per tutti.