Contratto europeo per l’autotrasporto, facciamolo subito o sarà troppo tardi

Dopo Italia, Francia, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Lussemburgo, Norvegia e Svezia anche l’Olanda è scesa in campo per ostacolare, in tema di lavoro e di cabotaggio, possibili forme di dumping sociale e di abusivismo. Il Governo dei “tulipani” ha infatti seguito l’esempio dei ministri dei Trasporti di altri nove Paesi della zona euro facendo sottoscrivere al proprio rappresentante il documento definito “Alleanza stradale” voluto dall’Europa per garantire più numerosi ed efficaci controlli nel trasporto su strada. Ma l’Olanda ha fatto anche di più, non mostrandosi certo titubante nell’assumere nuove disposizioni: una nuova legge prevede infatti che anche colui che ha richiesto il trasporto potrà essere chiamato nella corresponsabilità se il datore di lavoro non risulterà in linea con gli standard salariali dei quali i conducenti hanno diritto. Un nuovo “segnale forte” capace di far svoltare anche l’Italia? Che sia la volta buona per attendersi finalmente un mutamento di atteggiamento anche su strade e autostrade del Belpaese? Continua a leggere

Intermodalità nei trasporti, chi va da solo per la sua strada vuol vincere per se o per tutti?

Probabilmente non sono molti coloro che sentivano il bisogno di avere un’ulteriore rappresentanza nel mondo del trasporto e della logistica, ma ciononostante da qualche giorno è nata una nuova associazione per tutelare l’intermodalità sostenibile, tema già al centro di progetti per far accelerare  le connessioni fra asfalto, rotaia e autostrade del mare. Una nuova associazione nata per colmare una lacuna lasciata da altri oppure più semplicemente varata con altri obiettivi? Continua a leggere

Palenzona: “È l’ipocrisia di chi non vuol vedere cosa accade sui Tir a uccidere sulle strade”

PALENZONA 1“Lo sfruttamento dei più deboli ai fini di speculazione rende insicure le nostre strade, se non si vuole che pratiche di mercato scorrette scaccino gli operatori sani bisogna finirla con l’ipocrisia. Esistono costi incomprimibili, come quelli per il gasolio e le autostrade, il personale, con orario di lavoro e riposi, l’ammortamento gomme e la manutenzione, i cui minimi vanno riconosciuti: perché sotto un certo livello non si ottimizza  ma si è corresponsabili del disastro annunciato. Non si può continuare ad affrontare problemi seri e strutturali solo in occasione di tragedie  e dopo un po’ dimenticarsene, senza che, oltre allo sdegno, nessun reale cambiamento si verifichi”.  Continua a leggere

Il Piano del ministro Calenda contiene un errore o prende in giro gli autotrasportatori?

Il “Piano industria 4.0” varato dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda per rilanciare gli investimenti contiene un errore, dovuto a una banale disattenzione, e che potrà dunque essere corretto? È quanto si augurano i responsabili delle case costruttrici di autoveicoli e delle imprese di autotrasporto, altrimenti penalizzati dalle norme presenti nel piano da 13 miliardi di risorse pubbliche per attivare investimenti innovativi con incentivi fiscali. Già, perché nel programma di interventi, nel “capitolo” dedicato alla proroga della possibilità, attualmente prevista, di mantenere la percentuale di ammortamento al 140 per cento per gli investimenti in veicoli pesanti, qualche tecnico ha deciso di prevedere la riduzione dell’aliquota al 120 per cento.  Continua a leggere

Nel libero mercato dei trasporti la concorrenza e la sicurezza devono avere un valore diverso

La tragedia che pochi giorni fa è costata la vita a un padre di famiglia, travolto e ucciso da un camion davanti a un’azienda di Piacenza, obbliga tutti a compiere delle riflessioni su come sia sempre più indispensabile coniugare competizione e sicurezza, guadagno economico e risparmio di vite umane. Per Conftrasporto non è un tema nuovo: molte delle normative esistenti che riguardano il mondo dei trasporti, siano essi di merci o di persone, calcolano il valore di un’attività e quella di una vita umana, e questo proprio grazie anche alle battaglie combattute dalla federazione. Continua a leggere

I controlli antiterrorismo non devono alzare nuovi muri che paralizzano i trasporti in Europa

Quanto verificatosi nei giorni scorsi, con file di auto e mezzi pesanti lunghe 15 chilometri a Dover per paura di un possibile attentato terroristico su uno dei traghetti che attraversa la Manica, pauroso ingorgo creato dai controlli delle forze dell’ordine francesi, deve indurre a riflessioni e iniziative rapide da parte dei “decisori” della politica europea. Perché quelle immagini non possono non preoccupare coloro che hanno l’onere di assicurare la libera circolazione delle merci; perché dopo la Brexit il rischio che si faccia strada la politica di rinnegare il trattato di Schengen è dietro l’angolo; perché tutto quanto sta accadendo lascia trasparire quello che potrebbe rapidamente  accadere qualora Germania, Francia e Austria, nel tentativo di rispondere alle paure dei propri cittadini, introducessero veri e propri muri di auto e Tir creati da controlli del tipo di quelli adottati dalla Francia e che hanno paralizzato l’uscita dall’Inghilterra. Senza dimenticare l’ondata d’immigrati che in questo caso rischierebbe di scaricarsi tutta sul nostro Paese. Continua a leggere

Mai più sciagure ferroviarie? Mai più promesse che lo Stato non sa mantenere…

Mai più! Due parole gridate per promettere ai parenti delle vittime e alla pubblica opinione che in futuro sciagure come quella ferroviaria occorsa in Puglia non si ripeteranno più. Parole che proprio i familiari delle vittime e l’opinione pubblica faticano ad accettare perché per esperienza sanno che sono annunci. Nessun solenne impegno, solo un misero slogan. Di quelli che nel nostro Paese di solito si usano per prendere tempo, e magari consentire che chi ha generato le condizioni perché si potesse verificare una strage tanto assurda se la possa cavare. Continua a leggere

L’Italia non sa fare logistica e lo sviluppo invece di accelerare frena: per colpa di chi?

L’Italia della logistica ha innestato la retromarcia: una pessima notizia per l’intero Paese e in particolare per coloro che, per anni, si sono distinti nel definirsi il cervello con il quale il Governo deve dialogare nel mondo del trasporto e della logistica. I dati elaborati dagli esperti della Banca Mondiale, a cui fanno capo la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo e l’Agenzia internazionale per lo sviluppo, ci dicono che l’Italia si colloca al 21esimo posto nell’indice di performance logistica, al 19esimo posto nella dotazione infrastrutturale, al 17esimo nelle spedizioni internazionali e al 22esimo posto per quanto riguarda i tempi di spedizione, mentre sul fronte tecnologico siamo retrocessi dal 14esimo al 20esimo posto. Continua a leggere

Tutte le strade portano a Roma? Il trasporto può arrivarci solo se è unito

Una categoria di lavoratori può ragionevolmente pensare di poter essere rappresentata, davanti al Governo, da tanti interlocutori diversi e di essere davvero ascoltata? No. Ed è una realtà che chi li rappresenta deve comprendere una volta per tutte: o il mondo dei corpi intermedi riflette e, da solo, semplifica la rappresentanza o rischia di essere bypassato e divenire insignificante. La soppressione del Cnel, i “tagli”sulle Camere di Commercio dovrebbero indurre a riflettere. Il concetto della semplificazione della rappresentanza è tornato prepotentemente alla ribalta  durante la conferenza stampa tenuta dai responsabili di Unrae, l’associazione delle case automobilistiche estere che commercializzano i propri prodotti in Italia, che alla presenza del ministro ai Trasporti Graziano Del Rio e del presidente del Censis Giuseppe De Rita hanno lanciato una proposta a sostegno della nuova cultura della mobilità, supportata dalla ricerca effettuata dal Censis , dal titolo chiaro “Verso una mobilità 2.0: la gestione del cambiamento”. Continua a leggere

Chi divide l’Europa unita? Per esempio chi fa viaggiare i trasporti su strade diverse

Cosa sta facendo insorgere l’antieuropeismo, alimentando il desiderio di “disunirsi”? A chiederselo sono sempre più in tanti. Compresi molti esponenti del mondo del trasporto italiano che hanno diverse recriminazioni da rappresentare all’Europa unita, fra cui, prioritario, il tema del costo del lavoro. Perché di certo non può aiutare a “cementare” l’unione fra gli Stati del vecchio continente il fatto che conducenti provenienti da Paesi dell’Est, nei quali il costo del lavoro è mediamente inferiore di circa 20mila euro l’anno, “rubino” il lavoro agli autisti nazionali producendo una distorsione della concorrenza, problemi occupazionali e rischi per l’equilibrio dei conti pensionistici. Continua a leggere