Camion italiani rispediti indietro o sequestrati in altri Paesi per colpa delle Motorizzazioni

Cosa occorre attendere ancora, cosa occorre fare perché il Governo italiano capisca finalmente che non facendo ripartire il lavoro negli uffici delle motorizzazioni civili provocherà un danno irreparabile per migliaia di imprese di autotrasporto italiane, facendo probabilmente fallire attività e lasciando nuovi disoccupati per strada? A far risuonare in tutta Italia, attraverso le onde di Radio 24 – Il Sole 24 Ore, la domanda che praticamente si sta ponendo chiunque utilizzi per lavoro un mezzo di trasporto è stato il presidente di Conftrasporto Paolo Uggé. A pochi giorni dalla denuncia fatta dal presidente regionale lombardo, Antonio Petrogalli, che ha raccontato, in una lettera inviata alla stampa, come alla Motorizzazione civile di Brescia occorra ormai attendere 7 mesi per ottenere una revisione di un mezzo pesante, Paolo Uggè ha infatti “alzato al massimo il volume della protesta” denunciando, dai microfoni di Radio 24 – Il Sole 24 Ore, in particolare un aspetto della vicenda: ovvero i rischi pesantissimi, che corrono le imprese di autotrasporto che effettuano trasporti internazionali. “Perché se un autotrasportatore si limita a viaggiare entro i confini nazionali ed esibisce, in caso di controlli, agli agenti la prenotazione, tutto si risolve”, ha spiegato Paolo Uggè, “ma se varca i confini tutto cambia. Se vado all’estero e mi fermano mi rispediscono indietro, e va già bene se non mi sequestrano il camion e la merce”. Una situazione assurda per chi, ha tuonato Paolo Uggé, “deve confrontarsi con un mercato europeo. Questa è una vicenda che esige conoscenza dei problemi e volontà di affrontare il problema. Non è ammissibile che all’estero queste pratiche vengano sbrigate e risolte in cinque giorni, con tanto di consegna della targa, e qui non basti metà anno”.

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