La macchina delle burocrazia? Lo Stato invece di fermarla fa salire a bordo nuovi passeggeri

Tagli agli stipendi dei funzionari pubblici, miglioramento dell’efficienza della macchina pubblica, vita più facile per cittadini e imprese… Basta navigare in Internet (approdando magari al periodo in cui, poco più di un anno fa, sulla stampa  dominavano i titoli dedicati al decreto Madia e al miliardo di euro di risparmi atteso grazie all’iniziativa adottata dal ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione) per immergersi in un mare di promesse fatte dal mondo politico agli italiani. Ora il Governo ha la possibilità, concreta, di dimostrare che quelle parole non erano chiacchiere, e che semplificare è possibile, così come anche utilizzare nel migliore dei modi il denaro pubblico, che poi equivale a risparmiare. Come? Semplice: evitando per esempio che, con gli uffici delle Motorizzazioni civili di mezza Italia allo sbando (con le revisioni dei mezzi pesanti che vengono programmate a mesi di distanza per mancanza di personale e col rischio che Tir e merci restino fermi invece di rimettere in moto l’economia del Paese) le risorse che il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Graziano Delrio aveva già destinato proprio alle Motorizzazioni, per assumere 280 nuovi ingegneri, possano invece prendere all’improvviso una nuova strada. Magari per finire in un “fondo comune” da utilizzare per sostenere un non meglio precisato aumento del personale della pubblica amministrazione. Un’eventuale beffa, se dovesse verificarsi, soprattutto se si pensa che, a chiedere l’assunzione, ritenuta prioritaria, di 280  nuovi ingegneri, è stato proprio un rappresentante del Governo. Un ministro che dentro al mondo dei trasporti e della logistica del proprio Paese ci ha guardato bene, per capirne problemi e possibili soluzioni; uno che, a differenza di altri, ha “studiato” e ha compreso che quei 280 ingegneri sono una reale esigenza. Probabilmente un miliardo di volte più indispensabili al Paese di altri nuovi burocrati… Nonostante questo qualcuno davvero preferirebbe far accomodare sulla già sovraccarica macchina della burocrazia qualche passeggero in più? Il rischio è di far finire fuori strada tutti quanti. E con buona pace di chi aveva creduto veramente che fosse la volta buona; di chi, visto che perfino le risorse economiche erano già state trovate per pagare gli stipendi dei nuovi ingegneri, si era davvero convinto che lo Stato volesse “svoltare” e non solo a parole. Poveri illusi? Può darsi, ma decisi a disilludere chi pensa di poterli prendere in giro una volta di più. Perché questa è una manovra che il mondo dell’autotrasporto non può permettere; perché significherebbe la chiusura di altre imprese del settore, la perdita di altri posti di lavoro, difficoltà pesantissime per moltissime famiglie. Dal palco dell’assembla degli autotrasportatori di Brescia domenica scorsa è partito, fortissimo, un segnale proveniente dai lavoratori e destinato a tutte le associazioni chiamate a tutelarli: “fermate la macchina burocratica che rappresenta uno dei carichi più pesanti che frenano la competitività, la sostenibilità ambientale sociale economica del Paese; dite no a chi vuole cancellare l’assunzione di 280 nuovi ingegneri, “ingranaggi” indispensabili per far funzionare il motore delle Motorizzazioni civili;  dite basta a chi vuol continuare a negare agli imprenditori italiani la possibilità di essere identici agli altri, relegandoli al ruolo di cittadini e lavoratori di serie B”. Un invito che Fai Conftrasporto ha raccolto, pronta ad attuare ogni iniziativa utile a sostenere una scelta che, come i suoi associati (e come il ministro Delrio…), ritiene indifferibile. Il peggiore errore che la categoria potrebbe compiere oggi sarebbe proprio quello di arrendersi, di lasciarsi andare allo sconforto, pensando che tutto è inutile e che protestare non servirà a nulla. Quello che oggi più che mai bisogna fare è invece combattere. Per far cambiare strada a chi non ha capito che proseguendo sulla vecchia strada si sta trasportando il Paese verso la rovina”.

Paolo Uggé, presidente Conftrasporto e vicepresidente Confcommercio

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