Giungla d’asfalto? Macché. È la giungla degli uffici pubblici a fermare i trasportatori

Fare i conti con la giungla d’asfalto, per chi lavora nel settore dell’autotrasporto merci, è già di per sè un’impresa ai confini dell’impossibile, con infrastrutture spesso inadeguate e limiti alla circolazione che aggiungono ostacoli a ostacoli. Ma non basta: a tutto questo va aggiunta la giungla amministrativa nella quale chi si occupa di trasporti deve muoversi. Un autentico labirinto in cui perdersi e, soprattutto, perdere giornate di lavoro: basti pensare che il numero di giornate che in media le imprese italiane dedicano al completamento degli adempimenti amministrativi è del 52 per cento superiore a quello medio del complesso dei principali competitor del Paese. L’ennesima denuncia contro una macchina burocratica che le imprese, di qualsiasi settore, non possono più sostenere è contenuta in un capitolo del documento “Analisi e previsioni per il trasporto merci in Italia” (realizzato da Confcommercio Imprese per l’Italia e presentato a Villa D’Este a Cernobbio, sul lago di Como, in occasione del terzo Forum Internazionale di Conftrasporto) intitolato “Il fardello degli obblighi amministrativi” e che che si prefigge di “riassumere le ragioni e allo stesso tempo gli obiettivi dell’avvio di un approfondito percorso di analisi attorno alla valutazione puntuale delle dimensioni del cosiddetto fardello burocratico supportato dalle imprese di trasporto italiane realizzato da Conftrasporto con il supporto tecnico scientifico di Isfort”. Un’analisi obbligata se si considera, come scrivono sempre gli analisti di Confcommercio e Isfort, che “secondo l’Ufficio per la semplificazione amministrativa del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri le imprese spendono mediamente all’anno 31 miliardi di euro per adempiere agli obblighi amministrativi. Un valore che rappresenta circa il 2 per cento del Prodotto interno lordo del Paese e che potrebbe essere ridotto di circa 1⁄4 (ovvero di 8,5 miliardi) se si adottassero misure di semplificazione e di efficentamento della macchina amministrativa”. Adempimenti amministrativi spesso inutili e che potrebbero essere facilmente cancellati nell’era della tecnologia. “Il Governo, come d’altronde le imprese, sono da tempo consapevoli che sia necessario rivedere l’impianto complessivo degli adempimenti amministrativi al fine di eliminare quelli inutili, aggiornare quelli non al passo con i tempi, snellire,  anche grazie all’uso delle nuove tecnologie (Ict),  quelli che invece richiedono un complesso iter fatto di carte bollate, ridondanti verifiche, tempi assolutamente spropositati di attesa tra inoltro della domanda e completamento dell’adempimento”, si legge nel documento. “Eppure, nonostante ciò, non solo il Governo non riesce a semplificare, ma le stesse imprese sembrano aver ormai “metabolizzato” la giungla amministrativa non riuscendo a esprimere, per esempio, un tempo congruo per il completamento di alcuni adempimenti. Eppure si tratta di un costo importante che incide sul fatturato complessivo con quote percentuali che oscillano tra il 3 e oltre il 5 per cento”. La prima mossa da compiere? Sicuramente intervenire sulle Motorizzazioni civili. Già, perché le indagini svolte da Confcommercio Imprese per l’Italia “portano alla luce l’estrema fragilità di un aspetto cruciale nell’attività di autotrasporto: Il sistema di controllo tecnico dei veicoli. Esso infatti poggia su una rete di uffici decentrati della Motorizzazione Civile di frequente sotto dotati e sicuramente non in grado di reggere l’onere amministrativo generato dalle verifiche annuali di una flotta nazionale che ormai ha abbondantemente superato le 700mila unità”. In merito invece alla possibilità di “tagliare i costi”, questi “potrebbero essere sensibilmente ridotti sia sulla terra ferma, sia in mare. Nel primo caso  basterebbe intervenire “sull’allungamento dei tempi necessari per l’esperimento degli esami necessari per la revisione dei mezzi, il cosiddetto nastro operativo, provocati dall’applicazione di una serie di circolari che ne hanno modificato le modalità di organizzazione, cosa che sta comportando, oltre a un incremento dei tempi di verifica dei mezzi, anche dei costi di gestione di tali procedure, non di rado affidate a soggetti terzi (agenzie di pratiche auto e consulenti esterni). Un aggravio di costi valutato in circa 50 euroi per pratica che aggiungerebbe ulteriori 25 milioni ai costi registrati oggi per il com- plesso del comparto”. Nel caso del trasporto via mare invece basterebbe ” delegare al Comando delle Capitanerie di porto-in funzione di organo tecnico del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti responsabile della gestione amministrativa e funzionale della sicurezza della navigazione- la modifica dei regolamenti attuativi delle normative”. Da ultimo, non certo per importanza, il documento pone l’accento sul “caso trasporti eccezionali” settore paralizzato, dopo il crollo di alcuni cavalcavia, dal sostanziale blocco del rilascio delle necessarie autorizzazioni da parte delle Amministrazioni. “Si sono recentemente consolidate prescrizioni eccessive nelle autorizzazioni, testimonianza di un’Amministrazione pubblica spesso più preoccupata a tutelarsi, che a concedere una congrua e adeguata autorizzazione al transito; difformità applicative e interpretative, a livello territoriale, nel rilascio delle autorizzazioni; dilatazioni estreme dei tempi per il rilascio; lievitazioni dei costi per le verifiche tecniche dei manufatti impropriamente posti a carico dei vettori”.

 

 

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