Trasporti eccezionali, gli “indirizzi” della Regione Lombardia non portano da nessuna parte

“Dopo il cauto ottimismo suscitato dalla pubblicazione, da parte della Regione Lombardia, degli “indirizzi” su come devono comportarsi i funzionari provinciali in materia di concessione dei permessi per i trasporti eccezionali, attività di fatto paralizzata dopo il crollo del cavalcavia di Annone Brianza, nel lecchese, dell’autunno scorso, è tornato il più cupo pessimismo. Perché di fatto a quelle indicazioni non hanno fatto seguito fatti concreti, perché il settore sta precipitando sempre più nel baratro”. Lo ha spiegato in un’intervista Doriano Bendotti, segretario provinciale della Fai di Bergamo. 

“Gli indirizzi ci sono, è vero, ma i funzionari provinciali continuano ad andare per la loro strada. I permessi che in passato venivano rilasciati col silenzio assenso, adesso richiedono due mesi di attesa e, si badi bene, non per il trasporto eccezionale vero e proprio, quello con carichi da 100 tonnellate che probabilmente hanno contribuito a far crollare i ponti. No, stiamo parlando di un trasporto del peso di 30 tonnellate, “normale”, ma che per le sue caratteristiche ricade “tecnicamente” nella fattispecie dei trasporti eccezionali. E, per questo, bloccato. Con oltre al danno la beffa: la richiesta, all’impresa di autotrasporto, di sostenere una spesa di 4500 euro per oneri, per un trasporto che movimenta 7000 euro di fatturato”. Bendotti torna a parlare del caso trasporti eccezionali all’indomani di segnali che sembravano indicare una svolta. “Segnali di fumo, di arrosto nessuna traccia”, denuncia il segretario di Fai Bergamo. “A Bergamo sono stati fermati per due mesi altri due trasporti eccezionali: “merce” da trasportare, due carri ferroviari. Sapete cos’è successo? Il committente si è stancato e ha deciso di riportarli in Germania. Quei carri avrebbero dovuto essere riparati da aziende italiane, avrebbero dato lavoro non solo all’impresa di autotrasporto ma anche ad altri operai” .

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