Auto a noleggio con conducente, l’ennesima figuraccia dei nostri politici

Partecipare alle gare di qualunquismo che sembrano sempre più dominare la scena politica italiana non è ne una nostra aspirazione ne un’abitudine, ma non possiamo far finta di nulla di fronte all’ultimo sconfortante esempio della situazione che stiamo vivendo. La scorsa settimana al Senato, nel convertire in legge il Decreto Milleproroghe, è stato infatti deciso di sopprimere un articolo grazie al quale sarebbe stato possibile evitare l’entrata in vigore di un obbligo destinato a mettere a rischio l’attività di decine di migliaia di imprese di noleggio con conducente. Di cosa si tratta? Per esercitare l’attività di Ncc, sigla appunto di noleggio con conducente, è stato introdotto nel 2008 l’obbligo di dover cominciare e terminare ogni servizio presso la sede della rimessa situata nel Comune che ha rilasciato l’autorizzazione. Il titolare o il dipendente di un’impresa di noleggio con conducente di Milano che si trovasse a Roma per un servizio, per poterne farne un altro, magari a sud della capitale, dovrebbe dunque ritornare prima al punto di partenza. Una norma la cui assurdità apparirebbe evidente perfino a un bambino in fasce. Così come dovrebbe apparire assurdo a chiunque il fatto che in sei anni non si sia trovato il tempo o la volontà di riformare un’attività in linea con i principi europei. Definirlo desolante è poco: a parole si annunciano interventi per eliminare lacci e lacciuoli a favore di una semplificazione, mentre di fatto si opera in senso opposto alle disposizioni in essere in altri Paesi europei, con l’aggravante di sprecare anni. Per impedire quella che è un’autentica idiozia, fino a oggi si era andati avanti a colpi di proroghe che sospendevano temporaneamente l’applicazione. E, in attesa di un rinsavimento generale, il Milleproroghe prevedeva, opportunamente, un altro anno di sospensione. Nessuno aveva fatto però i conti con l’emendamento abrogativo di tale proroga, presentata dal senatore Loredana De Petris, esponente del Sel. Il Governo è andato sotto e così, nonostante in materia esistano pareri che indurrebbero a modificare la norma (formulati dall’Antitrust, dagli organismi comunitari e dalla stessa Corte Costituzionale) il blitz del senatore di opposizione è andato a segno. E se la Camera non riuscirà a modificarla, la norma, così contradditoria, sarà applicabile e più di 30mila operatori saranno a rischio di chiusura.

Paolo Uggé

20 risposte a “Auto a noleggio con conducente, l’ennesima figuraccia dei nostri politici

  1. Signor Uggè, forse far rientrare le auto per il noleggio con conducente “alla base” serviva a evitare qualche comportamento poco ortodosso dei noleggiatori? Non credo sia stata una norma dettata da pura idiozia… Ci racconta anche l’altra faccia della medaglia?

    • La legge 21 prevede che i taxi prendano la prenotazione solo dalla colonnina su piazza non esistono altri metodi per la legge 21 del 92 non esistono radio taxi e altre prenotazioni o addirittura avere i clienti fissi.
      Forze se si e’ arrivato a questo punto non e’ solo colpa degli ncc.

  2. Gentile Letizia, comprendo bene quello che vuole dire. Non c’è dubbio alcuno che chi governa dovrebbe garantire almeno due cose: rispetto delle regole all’interno delle quali ognuno può in modo libero operare; impedire ai furbi di ottenere positività a danno degli altri.
    Chi cede la licenza e poi ne richiede una nuova a un altro comune e prosegue a operare nello stesso territorio dove prima esercitava compie una “furbata” a danno di altri. Altrettanto lo è chi con licenza di taxi effettua prestazioni che sono proprie dell’attività di noleggio. Credo che, alla luce delle regole europee e dei conseguenti pronunciamenti che la magistratura amministrativa, l’Antitrust e la stessa Corte Costituzionale hanno a più riprese emanato, i governi avrebbero dovuto riformare complessivamente il vecchio sistema, cercando di costruire il consenso tra gli operatori corretti. Così non è stato e l’articolo 29, 1 quater con il quale sono state disposte norme che contrastano con la razionalità, danneggia chi invece vuol operare nel rispetto delle regole e, quel che peggio (il caso Uber dovrebbe dire qualcosa) consente intrusioni di soggetti dominanti che finiscono, con la loro attività, per danneggiare tanti operatori. Oggi la concorrenza la subiscono prevalentemente i taxisti (Uber utilizza i noleggiatori per attaccare questa categoria) ma domani anche i noleggiatori subiranno la stessa sorte. La concorrenza in questo caso sarà praticata con l’utilizzo di autisti provenienti da Paesi europei. La cosa peggiore che si possa fare è non intervenire con una norma innovativa che, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, istituisca regole chiare e applicabili a entrambe le attività. Nel corso degli anni i governi hanno preferito, di fronte a una simile situazione che innegabilmente risulta complessa, emanare una disposizione illegittima (le sentenze alle quali facevo cenno prima affermano questo principio) che poi, proprio per la sua illegittimità, viene prorogata di anno in anno. Ecco perché la strada della senatrice che ha abrogato il dispositivo della proroga è dannoso. Il Ministero dei Trasporti aveva ipotizzato una soluzione diversa a livello tecnico ma la politica ha preferito ancora ricorrere a una proroga e non ricercare una soluzione possibile. La strada è quella dunque di affrontare la questione ed emanare delle normative compatibili. Spero che come altra faccia della medaglia su questo ragionamento ci ritroviamo. No ai furbi (di entrambe le categorie) si a nuove disposizioni che diano ai due settori regole europee e compatibili. Se riuscissimo a costruire delle soluzioni condivise avremmo fatto un passo in avanti notevole.
    La saluto cordialmente. Paolo Uggè

  3. Gentile Sig.ra Letizia, sono un NCC e voglio sottolineare che mi muovo solo con regolare prenotazione, ma il problema di rientrare in rimessa è uno dei tanti aspetti negativi medievali che rischiano di entrare in vigore , ne elenco quelli più gravosi
    1) Sede amministrativa nello stesso Comune (aumento di spese per ufficio)
    2)Foglio vidimato da un ente per ogni singolo servizio (ente ancora misterioso- AUMENTO DI CARTE)
    3)Libertà di ogni singolo Comune di limitare l’accesso agli NCC
    4)Rientro in rimessa per ogni singolo servizio (TANTO IL GASOLIO COSTA POCO)
    ecc.. ecc.. Bene noi si dovrà fare tutto questo e in più la regolare RICEVUTA FISCALE che ancora i tassisti NON SONO OBBLIGATI A FARE (una delle poche categorie).
    Bene eliminiamo gli NCC e poi il vuoto chi lo riempirà, FACILE DA SCOPRIRE da Abusivi e le multinazionali con l’eventuale liberalizzazione e rigorosa sede legale in Irlanda, ottimo affare sia per lo stato che per i singoli NCC .. meditate meditate

  4. Caro signor Uggè, sono un operatore NCC della provincia di Roma, nel senso che io sono nato, cresciuto e tuttora vivo nel paese che ha rilasciato l’autorizzazione di noleggio con conducente che utilizzo, e anche la rimessa è ubicata nel territorio dello stesso comune. Svolgo (purtroppo) l’attività di NCC dal 1988 e le posso assicurare che sfortunatamente non è “soltanto” da sei anni che la peggiore classe politica dell’intera UE, ossia la nostra, non ha trovato il tempo o, molto più spesso, la volontà di riformare l’attività di autonoleggio con conducente e distinguerla finalmente dal taxi. Per esperienza personale le posso garantire che le vessazioni, gli abusi, i soprusi, le prepotenze e gli atti illegittimi nei confronti degli NCC sono iniziati da almeno 20 anni, sono stati allegramente perpetrati trasversalmente da sinistra a destra da tutti i soggetti politici e non sono mai finiti. E quel che per quanto mi riguarda è peggio è che si è sempre fatto di tutta l’erba un fascio! Si iniziò nel 1993 con un’ordinanza dell’allora sindaco di Roma, Francesco Rutelli, la quale vietava ai NCC non di Roma di attraversare le ZTL della capitale. Successivamente vi fu la modifica da parte dell’ex presidente della regione Lazio Storace, per mezzo del suo pupillo Gargano, della legge regionale che disciplina l’attività NCC. In ultimo c’è stato quest’ultimo capolavoro architettato da Alemanno, realizzato da Gasparri e ora perfezionato dalla De Petris. Questa porcheria legislativa però, nata per l’ennesima volta solo a causa delle eterne faide tra NCC di Roma e dei tassisti romani contro i NCC di fuori Roma, questa volta non danneggia solo gli operatori onesti della provincia di Roma, come nel mio caso, ma tutti gli operatori NCC d’Italia. Allora le vogliamo dire le cose come stanno veramente e per quale ragione anche chi opera onestamente deve subire angherie di ogni tipo? Le cose stanno in questi termini: in una città come Roma, la quale tra le altre cose vanta uno dei maggiori afflussi turistici del mondo, le autovetture adibite a NCC sono solo un migliaio. In pratica una goccia nel mare che occorrerebbe per far fronte alle richieste del periodo turistico che a Roma dura quasi tutto l’anno. A questo vanno aggiunti alberghi, enti pubblici, aziende private e altro. In altre città europee, anche molto più piccole di Roma, gli operatori del settore sono tre, cinque, dieci volte più numerosi e la burocrazia molto più snella. Allora perchè a Roma no? Semplicemente perchè va tutelata una lobby che resiste ormai da decenni. Quindi il romano che vuole intraprendere a Roma l’attività di NCC cosa fa? Ha due opzioni: o si compra (se la trova) un’autorizzazione NCC di Roma pagando 150 se non 200.000 euro, oppure, cosa molto più economica e facile, si compra una licenza di fuori Roma lavorando però in pianta stabile nella capitale. Risultato: migliaia di operatori NCC con autorizzazioni di altri comuni che lavorano a Roma e conseguenti faide con i NCC e con i tassisti di Roma. Nel mezzo rimangono incastrati i poveri fessi come me, ma ora anche il resto degli NCC d’Italia, i quali devono costantemente subire i soprusi ora di quel sindaco, poi di quel governatore, oppure del parlamentare di turno che magari non sa nemmeno cosa significa NCC (Nucleo Corvè Cucine forse?). Caro signor Uggè l’amarezza che resta in bocca è veramente tanta e viene da chiedersi non solo se valga la pena di proseguire, ma addirittura se non sia meglio andarsene a vivere altrove, magari in qualche altro Paese europeo semplicemente più civile di questo, dove il cittadino non sia costretto a subire continuamente e vedere lo Stato solo come un nemico.

  5. Ncc di Roma pagato 155 milioni di vecchie lire e lavoro la meta’ di Voi che con licenze rimediare al paesello vi siete piazzati sotto alberghi e agenzie con prezzi di cacca per rubare a noi che andavamo all’aeroporto a prezzi decorosi. Noi Ncc romani paghiamo le tasse, voi tra i tanti cash qualche fatturina la fate. Quando piangete in questi forum mi fate veramente schifo…

    • Caro ncc di Roma non esistete solo voi della capitale con le vostre guerre esistono anche noleggi che lavorano sette mesi l’anno e se durante questi mesi c’e’qualche doppio servizio e non ci consente siamo penalizzati dalla 1 quater e ti diro’ una cosa: LE TASSE LE PAGHIAMO ANCHE NOI che non siamo della capitale.
      Poi non mi venire a raccontare che tu visto che sei di roma rientri ogni servizio i garage.

  6. Volevo sapere se un Ncc di città, per esempio Milano, può stare 15 giorni consecutivi in un altra città, per esempio Napoli, al servizio di un gruppo di privati. Grazie Ps: esiste una legge?

  7. TAXI ROMA – PER LE NUOVE LICENZE SERVONO MAZZETTE DA 40 MILA € – IL GIRO GESTITO DA ALCUNI CAPI DI COOPERATIVE (UNO DEI QUALI LEGATO AD UNA POTENTE FAMIGLIA MALAVITOSA)- LE “FAMIGLIE” DI CIAMPINO E VIA GIOLITTI…

    1 – taxi con tangente…
    Paolo Biondani per “L’Espresso”

    Tangenti e ricatti per avere le licenze dei taxi a Roma. E truccare uno dei pochi tentativi di liberalizzazione avviati in Italia. È un’accusa inedita, sostenuta da un gruppo di beneficiari delle 1.700 nuove licenze assegnate dal Comune di Roma dopo lunghe e tormentate trattative tra l’ex giunta Veltroni e una parte delle organizzazioni di categoria. Quel principio di liberalizzazione del mercato dei trasporti nella capitale (avviato con due bandi pubblicati nell’agosto 2005 e destinato a completarsi nel giugno 2009 con le ultime 250 licenze) era diventato uno spartiacque tra destra e sinistra nell’ultima campagna elettorale, in un crescendo di polemiche politiche, lotte sindacali, sospetti e veleni spesso incomprensibili ai non addetti ai lavori.

    TAXI
    E ora ‘L’espresso’ ha raccolto una serie di testimonianze su presunti pagamenti in nero collegati alle nuove licenze.

    In questo clima, 14 tassisti romani, sentiti separatamente e all’insaputa l’uno dell’altro, hanno raccontato a ‘L’espresso’ come e quando sarebbe stata truccata la liberalizzazione delle licenze romane. Pur ignorando le dichiarazioni dei colleghi, tutti hanno descritto un identico sistema corruttivo, con dettagli e personaggi coincidenti. Per ora nessuno ha denunciato i fatti alla magistratura: qualcuno ci sta pensando, ma è bloccato dalla paura di subire vendette e dal timore di ritrovarsi a sua volta indagato. Tutti i tassisti hanno accettato di parlare solo a condizione di non essere in alcun modo identificabili. Quattro delle loro testimonianze sono state registrate da ‘L’espresso’.

    Un tassista romano di circa 40 anni, che chiameremo Alfa, ha inciso questa confessione. “Nel 2005 ero rimasto disoccupato e avevo grossi problemi di famiglia: gravi malattie e altro. Volevo un lavoro a tutti i costi e ho subito risposto al bando del Comune per i taxi. Per avere la licenza ho dovuto pagare una tangente di 20 mila euro al presidente della mia cooperativa di lavoro. La mia convivente aveva preparato un assegno, ma lui ha voluto i contanti, per non lasciare tracce”.

    Con quella tangente Alfa si è trovato strozzato da un accordo-capestro: “Il presidente mi aveva chiesto 40 mila euro, che io non avevo, per cui sono rimasto in debito di 20 mila. Questa parte della tangente è diventata un prestito a usura. Per garantirsi il pagamento, il presidente si è fatto firmare dalla mia convivente degli assegni per cifre sempre più alte, che comprendevano 15 mila euro al mese di interessi. In tre mesi il nostro debito è salito a 65 mila euro. Il presidente è un personaggio molto abile: non si presenta come un ricattatore, ma come un amico che offre favori. In realtà sapeva, anzi vedeva che la mia convivente era molto malata e approfittava della nostra condizione di debolezza. L’ultima richiesta di pagare me l’ha fatta 15 giorni fa, ricordandomi che ha ancora i nostri assegni in cassaforte”.

    Davanti ai taccuini Alfa aveva fatto il nome del presidente e identificato la cooperativa, ma nel video ha preferito non ripeterli, per non rendersi riconoscibile. Ma perché ha paura? “Il mio presidente ha fama di essere legato a una potente famiglia di malavitosi”. Si tratta di uno dei più famosi clan criminali della capitale. Dopo aver registrato la confessione di Alfa, ‘L’espresso’ ha verificato che un magistrato della Procura di Roma sta indagando da mesi, con una squadra di polizia giudiziaria dei vigili urbani, su casi diversi, ma del tutto analoghi: presunti traffici di licenze gestite da cooperative di lavoro con metodi intimidatori ai limiti dell’estorsione. L’inchiesta, ancora segreta, ha già portato al sequestro di un centinaio di autorizzazioni per gli autisti a noleggio (in gergo Ncc): una categoria di conducenti privati che è confinante con quella dei tassisti.

    Altri due titolari delle nuove licenze romane hanno confessato a ‘L’espresso’, all’inizio con grande imbarazzo, di aver dovuto pagare personalmente una tangente. Il tassista Beta ha circa 45 anni. Parla senza inflessioni dialettali e dimostra un buon livello culturale. Ha rifiutato di farsi riprendere, ma il suo racconto è il più particolareggiato: “Per avere la licenza ho dovuto iscrivermi a una cooperativa di lavoro e versare 40 mila euro in nero al responsabile.

    Mi sentivo sicuro, perché avevo accumulato quasi cinque anni di sostituzioni. Infatti, quando il Comune ha pubblicato la graduatoria, ero tra i primi classificati. Ma poi ho visto che i punteggi continuavano a cambiare. E a ogni modifica della graduatoria, il mio nome finiva sempre più in basso. Non riuscivo a crederci, mi sentivo preso in giro. Temevo di poter perdere da un giorno all’altro una licenza che sembrava già mia. Ero disperato. Avrei fatto di tutto per non restare disoccupato”.

    TAXI
    Il portale del Comune di Roma documenta che, in effetti, quella graduatoria ha subito ben 27 modifiche tra il 2006 e il 2008, per i motivi più vari, tra cui due “anomalie del sistema informatico” che ai tassisti sono sembrate assai sospette. Il Comune si è sempre difeso spiegando che è tutto regolare: a cambiare le classifiche erano i controlli legali sull’effettivo possesso dei requisiti (dal titolo di studio all’anzianità di servizio) che i tassisti avevano “autocertificato”. Alfa, Beta e i loro colleghi non sanno tuttora spiegarsi perché i burocrati romani abbiano scelto la strada dell’autocertificazione: “Non potevano fare i controlli prima? E come mai molti colleghi sono stati ammessi solo dopo aver fatto ricorso al Tar?”. Anche l’altra graduatoria, per le 150 licenze in teoria destinate ai giovani disoccupati, ha subito almeno 12 modifiche. E proprio in quel periodo ad alcuni aspiranti tassisti vengono fatte ‘proposte indecenti’.

    Racconta Beta: “Una persona a cui sono molto legato aveva partecipato all’altro bando, quello per i 150 disoccupati. Un giorno mi ha detto che, invece, era entrato nella nostra graduatoria dei 300. Ho controllato la classifica: era vero, era salito in modo pazzesco, il suo nome era pochi posti sotto il mio, eppure aveva fatto pochissime sostituzioni. Gli ho chiesto: ma come hai fatto? Mi ha risposto: ‘Ho pagato 40 mila euro, non dirlo a nessuno'”. A quel punto, dopo un altro paio di salti in graduatoria, anche Beta paga: 40 mila euro in contanti, la stessa cifra chiesta ad Alfa.

    La cooperativa da lui citata è diversa da quella del collega. Ma a incassare i soldi, secondo tutti e 14 i tassisti romani, sono sempre i dirigenti di alcune delle circa 70-80 cooperative di lavoro nate all’interno della categoria: piccole società a conduzione familiare, che non hanno niente a che vedere con i grandi radiotaxi. I personaggi accusati dai tassisti sono una decina. Spiega Beta: “Molte di queste cooperative fanno un lavoro regolare. Nei mesi del bando, funzionavano come le agenzie di pratiche auto: ci aiutavano a trovare tutti i documenti chiesti dal Comune. E per questo incassavano un prezzo giusto: poche centinaia di euro. Il problema è che i capi di alcune cooperative gestivano contemporaneamente anche il giro di tangenti”.

    I 14 tassisti conoscono solo i nomi di presidenti-intermediari, ma non sanno chi fossero i destinatari finali delle loro mazzette. Alfa è convinto che i soldi siano finiti a funzionari pubblici, perché è stato testimone di rapporti di familiarità molto sospetti con quella cooperativa: “Ho visto più volte il mio presidente che entrava negli uffici competenti per i taxi comportandosi da padrone. Prendeva in mano le pratiche e le gestiva come se fossero sue”.

    Un altro tassista, che chiameremo Gamma, sostiene che il suo presidente gli avrebbe chiesto una piccola mazzetta per corrompere uno specifico funzionario: “Mi ha chiesto 500 euro dicendo che doveva oliare quel dipendente pubblico per ottenere un certificato. Ho pagato e il giorno dopo ho avuto il documento”. L’ipotesi del millantato credito, cioè del truffatore che finge di dover corrompere qualcuno, ma in realtà si tiene i soldi, viene accolta da Beta con una risata: “Pensate veramente che possa esistere qualcuno che, dopo aver rubato migliaia e migliaia di euro a decine o forse centinaia di tassisti romani, riesce ancora a camminare con le proprie gambe?”.

    Per dimostrare che la gara per le licenze sarebbe stata aggiustata, i 14 tassisti sostengono che fra i vincitori comparirebbero presunte cordate di “parenti, amici o conoscenti” dei presidenti-intermediari; plotoni di “dipendenti comunali, provinciali, regionali” e “altri impiegati pubblici che non avrebbero potuto neppure partecipare”; ultrasessantenni, in qualche caso già pensionati, “che hanno subito affittato la licenza senza mai fare il tassista”; e “perfino avvocati”.

    Tra i primi 450 aggiudicatari delle nuove licenze abbondano i casi di omonimia con dipendenti pubblici e familiari dei titolari di cooperative. E altri due neo-tassisti hanno lo stesso nome, cognome e data di nascita di legali iscritti all’ordine degli avvocati di Roma. Nei giorni scorsi, i vigili di Roma hanno scoperto quattro licenze intestate a dipendenti comunali. In attesa dei risultati delle inchieste giudiziarie, i nostri 14 tassisti fanno notare che anche le ultime 1.250 licenze “sono state assegnate seguendo esattamente le stesse graduatorie delle prime 450”.

    Oltre a queste stranezze, a spiegare il diluvio di proteste e cortei delle auto bianche che bersagliarono la giuntaVeltroni è anche un dato economico: dopo cinque anni di servizio, i tassisti possono vendere la licenza, che diventa così una specie di liquidazione per chi smette di lavorare. Su questo punto Beta è il più preciso: “Prima della liberalizzazione, i tassisti a Roma erano 5.800 e ogni licenza valeva tra 180 e 200 mila euro. Con i nuovi permessi il prezzo è crollato da un giorno all’altro di 50-60 mila. E nessuno ha spiegato ai romani che la licenza, in pratica, è il nostro Tfr”. E le tangenti cosa c’entrano? “Io mi ero già attrezzato a pagare 180 mila euro per comprare una licenza con un mutuo. Con la tangente ho speso un quarto”.

    Con l’elezione di Gianni Alemanno il mercato dei taxi è tornato a chiudersi e i prezzi sono risaliti: una licenza costa circa 150 mila euro. Sembra paradossale, ma tutti i tassisti che si dichiarano di destra rimproverano alla giunta Veltroni, prima di tutto, di “non aver rispettato la legge Bersani”. Sì, proprio la normativa-base della liberalizzazione (legge 248 del 2006), che autorizzava i comuni a bandire concorsi “anche a titolo oneroso”. Cioè a vendere le licenze, anziché regalarle, usando una parte del ricavato per migliorare i trasporti locali, mentre il grosso dell’incasso (“In misura non inferiore all’80 per cento”) poteva essere “ripartito” tra i tassisti già in servizio. Appunto per compensarli della perdita di valore delle loro licenze-Tfr.

    Proprio questa è la strada scelta da un altro comune simbolo della sinistra italiana: il 24 giugnoscorso, varando il bando per 41 nuove licenze, la giunta di Bologna ha stabilito di metterle in vendita “al valore di euro 150 mila cadauna”. A conti fatti se Roma avesse applicato la legge Bersani con lo stesso metro, avrebbe potuto incassare 255 milioni, da dividere tra le casse municipali e i vecchi tassisti. Invece la giunta Veltroni ha preferito assegnare le 1.700 licenze gratis. L’assessore alla Mobilità della giunta Cofferati, Maurizio Zamboni, ha spiegato così la diversa scelta di Bologna: “Prima chi risultava vincente si portava a casa una licenza che vale tantissimo senza tirare fuori un soldo. Era come vincere alla riffa”.

    2 – Truffa a tassametro…
    Barbara Schiavulli per “L’Espresso”

    TAXI
    A dare il benvenuto a Roma al turista che atterra a Ciampino è una squadra di tassisti specializzata in truffe. Sono una trentina, detestati e temuti dalla stragrande maggioranza dei colleghi, che li chiamano ‘la mafietta’. Il loro metodo di lavoro è da anni sotto gli occhi di tutti. Nel parcheggio riservato dell’aeroporto, di fianco al cancello degli arrivi, i taxi sono incolonnati su due file. Solo nella prima i guidatori sono al volante: sono i tassisti normali e di fatto riescono a caricare solo clienti che conoscono Roma. Nel centro del piazzale, in piedi, si agita una mezza dozzina di capimanipolo.

    Sono lì “per spartirsi i polli”, spiegano i colleghi. Appena i turisti stranieri escono dall’aeroporto, vengono abbordati da questi strani intermediari. Che fanno avanzare solo i tassisti amici, quelli della ‘mafietta’, tra liti, urla e minacce ai colleghi esclusi. I turisti si vedono sballottare da un’auto all’altra, come pacchi. L’importante è che paghino. Sperimentare la truffa è facile: basta fingersi milanesi. Per le corse tra Ciampino e il centro storico qualunque cliente dovrebbe pagare un prezzo fisso di 30 euro. Invece la ‘mafietta’ seleziona le vittime e impone il pizzo. Il furbetto del taxi ha la barba sfatta e viaggia con la radio a tutto volume. Sull’auto bianca non c’è traccia del foglio regolamentare con i prezzi. Arrivato a destinazione, in una via a lui sconosciuta vicino al Colosseo, spara la sua tariffa: “Quaranta euro”. Ma non erano 30? “Dagli aeroporti so’ sempre 40”. E la ricevuta? Risposta ammiccante: “Gliene dò due, metta lei le cifre”.

    A Ciampino le truffe sono sistematiche. Per sincerarsene basta tornare in aeroporto, poche ore dopo, fingendo di essere stranieri. Con la stessa tecnica, un intermediario abborda i due turisti e li consegna a una tassista con i capelli neri. I clienti chiedono in inglese della stazione Termini. Durante il viaggio la tassista allunga il percorso: “Vi porto a vedere il Colosseo”. All’arrivo, naturalmente: “Fanno 40 euro”.

    A tarda sera, sentendosi raccontare di due truffe su due corse, un tassista sessantenne scuote la testa: “Vi è andata bene. Di solito quelli di Ciampino raddoppiano: 60 euro, con botte di 120”. Come molti colleghi, questo tassista non ferma mai a Ciampino: “Io lì non ci vado. Ci lavorano solo quelli della mafietta”. E se qualcuno ci prova che succede? “Succede che ce menano”. Una seconda ‘mafietta’ fa base in via Giolitti, a fianco della stazione Termini. Qui il mese scorso tre tassisti sono stati filmati mentre rubavano una moto. Nello stesso punto ora c’è un trentenne biondo, spalleggiato da una decina di colleghi, che inveisce contro una vigilessa.

    Caricati i due clienti che gli sembrano stranieri, il tassista parte di scatto senza accendere il tassametro. All’arrivo, in piazza Trilussa, chiede “20 euro più 5 di supplemento”. Con un tassista normale, lo stesso tragitto ne costa 13 comandante del Gruppo pronto intervento traffico (Gpit) dei vigili urbani, annuncia “una inchiesta capillare su queste organizzazioni truffaldine e su altre forme di illegalità”. È vero che indagate anche su tangenti e ricatti per le licenze? “A questa domanda non posso rispondere”.

  8. ROMA – La manovra economica si avvia al rush finale. In un vertice a Palazzo Grazioli, governo e maggioranza fanno il punto in vista del varo di giovedì in Consiglio dei ministri. Oltre ai tagli e ai sistemi per incamerare più denaro, quali i ticket per la sanità, aumento età pensionabile per le donne, un pacchetto di iniziative per la liberalizzazione delle professioni; la bozza della manovra prevede anche che: «Le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle professioni, diverse da quelle di architetto, ingegnere, avvocato, notaio, farmacista, autotrasportatore, sono abrogate quattro mesi dopo l’entrata in vigore dal presente decreto». Il testo lascia aperto però uno spiraglio anche ad altre professioni: «Alcune professioni – si legge – possono essere esentate con regolamento da emanare su proposta del ministro competente entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge qualora, fatto salvo il principio di proporzionalità, un prevalente interesse pubblico richieda il mantenimento delle precedenti disposizioni normative».

    Nel paragrafo 14 (Liberalizzazioni e sviluppo) della bozza a pag. 69,
    L’art. 1 (principio di libertà di impresa) il comma 2 dice: “le disposizioni vigenti che regolano l’accesso e l’esercizio delle professioni devono garantire il principio di libertà di impresa e di garanzia della concorrenza. le disposizioni relative all’introduzione di restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni devono essere oggetto di interpretazione restrittiva.”
    L’art 2 (abrogazione delle indebite restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni) comma 2 dice: Il termine “restrizione”… comprende

    a) la limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare un certa professione in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica attraverso la concessione di licenze o autorizzazioni amministrative per l’esercizio, senza che tale numero sia determinato, direttamente o indirettamente, sulla base della popolazione e altri criteri sul fabbisogno.

    b) L’attribuzione di licenze o autorizzazioni all’esercizio di una professione solo dove ce nesi a bisogno secondo l’autorità amministrativa; si considera che questo avvenga quando l’offerta di servizi da parte di persone che hanno già llicenze o autorizzazioni per l’esercizio delle professioni, non soddisfa la domanda di tutta la società con riferimento all’intero territorio nazionale o ad una certa area geografica.

  9. Sono un ncc della provincia di Lecce, lavoro prevalentemente nella zona di Gallipoli. Quella della proroga ad una norma assurda è si un problema, ma probabilmente il meno grave tra quello che affliggono il mondo dei servizi di noleggio con conducente. La vera piaga è l’abusivismo, in questa zona, che tra poco sarà presa d’assalto dai turisti è possibile vedere autisti abusivi ad ogni angolo di strada offrire i loro “servizi” con le macchine più improbabili e senza nessuna sicurezza a prezzi ridicoli, impossibili da applicare da chi ha una regolare licenza e paga le tasse.
    Salentocab.

  10. Salve, vorrei porre una domanda agli esperti del settore ncc, sono un autista con tutte le patenti compreso il kb, per fare l’autista personale di un titolare d’azienda se non sono diretto dipendente devo essere iscritto al ruolo dei conducenti alla camera di commercio, ho visto tra l’altro che richiedono per avere codesta iscrizione l’assenza di carichi pendenti, purtroppo non è il mio caso, se dovesse essere obbligatoria allora sono costretto a farlo abusivamente? Grazie

  11. Ma ci vuole tanto ad uniformare il settore del trasporto non di linea concedendo licenze di servizio trasporto esclusivamente taxi, trasformando in servizio taxi anche le attuali licenze ncc? Ma che senso ha tenere in piedi il servizio ncc quando ormai le tecnologie attuali consentono di
    parificare gli ncc ai taxi! Piuttosto dovrebbe controllarsi con maggiore severità la moralità ed il comportamento dei titolari
    di tali servizi, che, spesso, mi risulta,lasciano molto a desiderare.
    Solo così si ammodernerebbe e si riqualificherebbe il mercato del trasporto non di linea, offrendo un servizio al passo dei tempi.

  12. Spettabile Paolo Uggé, mio figlio non è in fasce, ha 13 anni ma ha capito il senso della norma che regola il settore.
    Provo a spiegarlo anche a lei:
    la Legge Quadro 21/92 e il Decreto Legislativo 422/97 regolano il settore del trasporto pubblico non di linea. Le autorizzazioni di noleggio con conducente sono sottoposte a questa normativa.

    Come lei saprà, nel corso degli anni, si sono verificati fenomeni di abusivismo e di illegalità nel servizio di Trasporto Pubblico Locale non di linea. In tale ambito, i fenomeni di illegalità consistono per quanto riguarda i Noleggiatori Con Conducente, perlopiù, nella presenza sul territorio di grandi città di soggetti che – sebbene provvisti della necessaria autorizzazione, nonché degli ulteriori requisiti di legge – operano contravvenendo alle normative del settore. E’ il caso, ad esempio, di tutti quei noleggiatori che stazionano con la propria autovettura fuori dalle stazioni, dagli aeroporti, dai porti e dagli alberghi in attesa di un cliente episodico giornaliero, o peggio, procacciando clienti mediante l’utilizzo di applicazioni illegali. In tal modo, è di tutta evidenza che si elude la normativa vigente, laddove unanimemente impone di far cominciare il servizio dalla rimesse e solo su richiesta esplicita dell’utente da avanzare presso la medesima rimessa come ripetutamente ribadito dalla giurisprudenza nazionale ed europea.

    I titoli autorizzatori di Noleggio Con Conducente, devono svolgere il servizio di Trasporto Pubblico Locale per i cittadini del comune che ha emesso il titolo autorizzatorio; il trasposto individuale deve originare presso la sede del vettore e che vieta al conducente del servizio di noleggio con conducente di sostare sulla pubblica via nell’attesa di clienti, in quanto il servizio in questio è di natura prettamente locale, finalizzato in primo luogo a soddisfare le esigenze della comunità locale e di coloro che si vengano a trovare sul territorio comunale. Infatti se gli Enti Locali possono, e concedono Autorizzazioni di Noleggio Con Conducente, lo fanno per fornire quel Servizio di Pubblica utilità per i cittadini del territorio. (Decreto Legislativo 19 novembre 1997, n. 422)

    L’art. 11, secondo comma, della Legge Quadro n. 21 del 1992, consente di riconoscere la legittimità di un servizio di Noleggio Con Conducente nel quale l’auto richiesta dal cliente inizi il servizio esclusivamente nella rimessa sita nel Comune che ha rilasciato la relativa autorizzazione, anche se poi essa va a prelevare il cliente in un altro Comune. Pertanto la rimessa non deve essere solo “di facciata”, in quanto il soggetto autorizzato deve mantenere nel territorio comunale, per tutta la durata dell’autorizzazione, sia una sede legale (da intendersi, secondo la tipica definizione, come il luogo principale dei suoi affari) sia una rimessa auto, entrambe “reali” ed effettivamente operative.

  13. Chiedo se qualcuno conosce quale legge regola il nuovo afflusso alle frontiere di noleggiatori stranieri che portano o vanno a prendere clienti sia in Slovenia sia in Germania sia in Francia sia in Svizzera… ma questi signori possono o non possono operare in Italia ??? parlo dei soli noleggiatori trasporto persone con automezzi e non con autobus cioè senza licenza europea. quale legge vieta i loro accesso??? Perché credo che questa sia una zona di ombra della legislatura!!!

  14. Mi chiedo se un noleggiatore bulgaro possa venire a operare stabilmente in Italia con autisti anche italiani che guidano vetture immatricolate allo scopo in Bulgaria, (a quanto mi hanno riferito non necessita ne di sedi ne di rimesse)…..

  15. Riguardo la sacrosanta regola che stabilisce l’obbligo di iniziare ogni servizio nella rimessa e ivi termimarlo a prescindere dal luogo in cui si preleva e scaricano i passeggeri/clienti, vorrei sottoporre l’attenzione sull’aspetto della leale concorrenza tra operatori nonché verso i clienti.
    Ci sono gruppi di ncc uniti come cooperativa o consorzio che applicano tariffe scandalosamente basse in palese contrasto con il livello delle auto che utilizzano sfruttando un fenomeno distorto che in gergo lo chiamiamo “le doppie” . So per certo che questi gruppi son capaci di lasciare in sosta una macchina con autista c/o
    Aeroporto o stazioni fs anche 3 ore o più per nn fare il dovuto rientro in rimessa. Cosi possono permettersi di viaggiare a tariffe sotto costo perché in realtà si fanno pagare il doppio dei km che effettivamente percorrono, visto che la famigerata tariffa appunto sottocosto la applicano per i km che avrebbero fatto facendo regolare rientro in piazzola e partenza sia a chi è stato trasportato in andata sia a quelli che hanno trasportato rientrando.
    E la sosta di 3 ore? Niente, preferiscono far così perché poi tanto fanno cassa comune e i colleghi che restano alla base coprono le altre eventuali richieste; tanto poi fanno cassa comune. Comunque NON RISPETTANDO L’OBBLIGO DI RIENTRATO IN RIMESSA E FACENDOSELO PAGARE FANNO NEL CONTEMPO CONCORRENZA SLEALE VERSO ALTRI OPERATORI E RUBANO SOLDI AI CLIENTI.

  16. Si tratta di una proroga della sospensione dell’entrata in vigore della nuova normativa ncc,(Legge del 2008) o di una proroga della medesima normativa( Legge del 2008) che si vorrebbe fosse abrogata ?
    Ancora non ho capito quale norma è attualmente in vigore per gli ncc ed i taxi ! La legge del ‘ 92 o quella del 2008 ?
    C’è qualcuno capace di spiegarmelo ?

  17. Chi ha società in bulgaria n.c.c. con licenze comunali bulgare può da 4 anni esercitare il servizio ? a Volterra e province?i moreno

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